
Tre volte Piermario è caduto sul prato. Due volte ha tentato di rialzarsi, fiero come sempre, orgoglioso della maglia che indossava da appena due mesi e mezzo. Forse neppure lui ha avuto la percezione di cosa gli stava accadendo, in quello stadio, davanti a migliaia di spettatori, durante una partita di calcio, lo sport che da sempre amava di più. E' crollato a terra dopo 31 minuti di gioco.Vicino a lui c' è il compagno Pasquale Schiattarella. Capisce subito. «Ferma il gioco», grida all' arbitro. Chiede, disperato, aiuti alla panchina mentre cerca di dare una mano a Piermario. Poi scoppia in un pianto premonitore. Lo stadio rumoreggia per qualche minuto. Poi il silenzio. Tutti hanno capito. Il defibrillatore è accanto alla panchina e viene impiegato quasi subito. Massaggio cardiaco, ventilazione assistita, brividi e lacrime mentre, sugli spalti, una signora non regge alla scena, sviene e finisce all' ospedale. L' ambulanza, bloccata da un' auto dei vigili urbani lasciata in sosta dove probabilmente non doveva stare, arriva con alcuni minuti di ritardo(3-4 minuti circa). Troppi. Mancano i barellieri e sono i calciatori del Pescara a trasportare l' atleta. Lo spettacolo non può andare avanti e l' arbitro decide la sospensione. Il pubblico applaude. «Forza Moro, forza», grida qualcuno mentre il suono della sirena dell' ambulanza si fa sempre più lontano.
Poco più di un'ora dopo Piermario Morosini, 25 anni, bergamasco, centrocampista del Livorno, senza mai riprendere conoscenza, senza che ma il suo cuore tornasse a battere è morto all'ospedale di Pescara .
Il professor Paloscia, primario del reparto di cardiologia dell' ospedale, che ieri era allo stadio e che è stato tra i primi a soccorrere il giocatore ha tentato di tutto per strappare alla morte la vita del giovane Piermario.
"All'ospedale gli abbiamo applicato un pacemaker, lo abbiamo ventilato, praticato per più di una ora il massaggio cardiaco" commenta il professore. Purtroppo tutto è stato inutile. Pochi attimi che rimarranno impressi per sempre nel libro nero del calcio mondiale.
Una vita avara di fortuna dove l'unica vera soddisfazione, fino a oggi, arrivava proprio dalla carriera calcistica. L'adolescenza di Morosini infatti era stata di quelle devastanti, pervasa da episodi sfortunati e capaci di segnare e formare la personalità di Piermario. Prima, nel 2001 all'età di 15 anni, la morte della madre per un brutto male. Poi, nel 2003 e a soli 17 anni, la scomparsa del padre anche lui per un infarto e infine il dramma del fratello maggiore disabile (anche la sorella ha bisogno di assistenza) che, quando Piermario si trovava a Udine per il primo anno, si tolse la vita nel 2004.
La sua carriera da calciatore era iniziata nel settore giovanili dell'Atalanta con cui aveva perso nel 2004 la finale del Campionato Primavera contro la Roma. Subito dopo, Morosini è stato prelevato dall'Udinese in comproprietà. Nei friulani si è diviso tra Primavera e prima squadra, collezionando 5 presenze in A (debutto in una partita contro l'Inter) e anche una in Coppa Uefa. Nella stagione 2006-07 è stato mandato a farsi le ossa in Serie B, col Bologna. L'anno dopo, riscattato dall'Udinese, si è trasferito a Vicenza, dove è rimasto fino al 2009. E con i biancorossi si è guadagnato un posto nell'Under 21, che ha giocato gli Europei in Svezia, prima di proseguire il suo girovagare che lo ha portato a Reggio Calabria, Padova e ancora Vicenza. La scorsa estate il ritorno a Udine, prima del prestito al Livorno fino al prossimo giugno.
Striscioni, sciarpe e maglie di tante squadre e qualche coro. Solo a Livorno, oggi, è stato rotto il silenzio calato improvvisamente ieri sul calcio dopo la morte di Piermario Morosini sul campo di Pescara.
Scene di dolore e strazio all'obitorio di Pescara all'uscita delle operazioni di riconoscimento della slama da parte di Anna, la giovane pallavolista fidanzata di Piermario Morosini. La ragazza è crollata in lacrime abbracciando alcuni di loro e mormorando tra i singhiozzi: «Sembrava sorridesse, era bellissimo». Intanto un blocco di marmo bianco delle Apuane sarà donato dalla Carrarese Calcio alla famiglia di Piermario Morosini per la realizzazione di un monumento al giocatore. Lo ha annunciato oggi l'amministratore delegato della società calcistica di Carrara, Andrea Borghini che ha aggiunto: "Un monumento quale testimonianza di affetto verso la famiglia del calciatore scomparso e monito contro le morti che colpiscono gli atleti durante la loro attività agonistica". "La Carrarese Calcio e la città di Carrara - ha concluso Borghini - esprimono le più sentite condoglianze alla sorella, alla fidanzata, ai parenti, alla società e alla città di Livorno".
Da sottolineare inoltre il bel gesto del capitano bianconero dell'Udinese , Antonio di Natale che ha deciso di prendere in affidamento la sorella di Piermario.
Infine in attesa dell'autopsia non ci resta che dire : "riposa in pace grande Moro"