Un rigore di Ibra e un altro guizzo di Nocerino.
Così, almeno per una notte, il Milan torna dove non stava da maggio, dal giorno del 18˚ scudetto.
Capolista solitario, con una partita in più della Juve, ma in capo a una rimonta mica da definire una qualsiasi.
Giusto due mesi fa, era il 2 ottobre, Allegri perdeva male in casa di Conte e scivolava a -6 dalla vetta. Il 2-0 esterno sul Genoa ha completato il rimontone.
Da allora ha vinto 7 partite su 8, segnando 24 gol, e pareggiando solo a Firenze, dove avrebbe strameritato il successo.
Contro i grifoni rossoblù, ieri ha faticato fino al rigore, con tanto di «rosso» a Kaladze. Non ha avuto Pato, appena rientrato e di nuovo ko per la febbre;
Ha giocato molto e concretizzato poco. Troppo superiore, comunque. Alla fine è riuscito a vincere per la prima volta in trasferta con più di un gol di scarto.
Palleggio come sempre insistito, quello milanista. Predominio assoluto, ma con rari sbocchi tra le fitte maglie rossoblù.
Ibrahimovic mai pericoloso sotto porta anche perché presente più altrove, Robinho fumoso. Fino all’azione decisiva.
Binho, un assist delizioso per lo svedese in area; Ibra, un movimento dei suoi per liberarsi del già ammonito Kaladze, che lo ha atterrato.
Rigore trasformato con violenza e precisione per il 102˚ gol in A del vincitore seriale di scudetti.
Robinho, poi, è tornato quel che è: famelico divoratore di reti facili, ne ha mangiata una a mezzo metro dalla linea, alzando un passaggio al bacio di Aquilani. ha poi sfruttato il «Voglio essere primo a Natale», aveva detto Allegri. Lo è già adesso, aspettando Juve e Udinese.
CALCIO MALATO
Se in campo non è successo granché da ricordare, quel che è capitato fuori è tutto da dimenticare.
Nella scia delle brutture che si porta dietro uno degli incroci più a rischio del nostro calcio malato.
Genoa-Milan costò nel 1995 la vita a Vincenzo Spagnolo, 25enne tifoso rossoblù, e soltanto da due stagioni ha riaperto le porte di Marassi al seguito rossonero.
Di nuovo incidenti, ieri sera, nel piazzale di fronte allo stadio. Prima tra le fazioni opposte. Poi tra genoani e forze dell’ordine. Che, a partita in corso da 14’, hanno esploso lacrimogeni per tenere sotto controllo una situazione che rischiava di degenerare, con un agente di polizia ferito alla fronte in modo non grave.
Il gas ha invaso il campo, provocando il fuggi fuggi tra gli spettatori della tribuna, prima che al 15’ Celi decidesse di sospendere il match.
Tutti col fazzoletto davanti a occhi e bocca, compresi Galliani e Braida, tra i più pronti ad allontanarsi. Blocco di 9’ e poi, svanito il fastidioso effetto e ristabilita la calma all’esterno, s’è ripreso a giocare.

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