Una scalata epica. Simone Moro entra nella
leggenda con la prima scalata invernale del Nanga Parbat (video),
colosso di 8.125 metri nel Pakistan settentrionale, risolvendo uno degli
ultimi 'problemi' dell'alpinismo moderno. Senza ossigeno supplementare e
senza portatori d'alta quota.
Altoatesino d'adozione grazie al rapporto sentimentale con Barbara
Zwerger, Moro ha scalato insieme ai due compagni di cordata: lo spagnolo
Alex Txicon e il pakistano Ali Sadpara, che hanno percorso la via
Kinshofer lungo la parete del Diamir. Una novità che non è sfuggita agli
esperti di montagna: gli sherpa nepalesi e i 'portatori' pakistani
accompagnano gli alpinisti che poi danno la scalata alla vetta. Questa
volta, invece, il 'portatore' pakistano ha scalato la vetta. Un segnale
di cambiamento della cultura locale, forse l'apertura di una nuova era
fatta di vere e proprie 'guide alpine' del posto. La cordata era
completata dalla bolzanina Tamara Lunger (capace nel 2014 di salire il
K2 senza ossigeno), compagna di spedizione di Moro, che si e' fermata a
poche decine di metri dalla vetta, probabilmente per stanchezza.
Per Simone Moro si tratta della quarta 'prima ascensione invernale' dopo
lo Shisha Pangma (2005), il Makalu (2009), il Gasherbrum II (2011). Con
il Nanga Parbat - ribattezzato la 'montagna assassina' per l'elevata
mortalita' - il conto era aperto da alcuni anni: lo scalatore bergamasco
era al terzo tentativo e in precedenza non era mai salito sopra i 7.000
metri.
Dopo parecchie giornate trascorse tra maltempo e difficolta' di
progressione (video) (al massimo sono arrivati fino a 6.500 metri),
visti i pericoli oggettivi, Moro e Lunger hanno deciso di cambiare
programma e sono passati sulla via Kinshofer, la 'normale', unendo le
forze con il team di Txicon. Scelta che si e' rivelata vincente.

Nessun commento:
Posta un commento