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domenica 28 febbraio 2016
Il tramonto del madridismo: Il Real perde derby e Liga.
L’effetto Zidane è durato un mese e mezzo. Dopo gli stenti mostrati lontano dal Bernabeu il Madrid ha perso in casa il derby con l’Atletico: 1-0 con rete decisiva di Griezmann ad inizio ripresa. I colchoneros di Diego Simeone consolidano il secondo posto con 58 punti alle spalle del Barcellona capolista.I Blancos, invece, restano al terzo posto ma scivolano a -9 da Messi e compagni. Il clima in casa Real Madrid è pesantissimo: i giocatori definiti dai tifosi come "mercenari", Florentino Perez invitato a dimettersi, Zidane che alza bandiera bianca in Liga e che si gioca la panchina con l'avventura in Champions, Ronaldo che prima attacca i compagni ("se tutti fossero al mio livello saremmo primi") poi fa dietro front. Anche Marca definisce la casablanca come "un edificio in fiamme". Il quarto derby perso (di cui tre consecutivi al Bernabeu), su gli ultimi sette giocati hanno svelato tutti i nervi scoperti. Il distacco tra pubblico e club è arrivato al massimo. Un distacco cominciato con la decisione da parte di Florentino Perez di sostituire Ancelotti con Benitez, alimentato dai tanti ammiccamenti di Cristiano Ronaldo al Psg e da un progetto tecnico-tattico che sembra essersi arenato, concluso con questa sconfitta nel derby. L'unica soluzione attesa dall'ambiente sembra essere quella delle dimissioni di Perez dall' incarico di presidente della società. La rivolta è appena cominciata, nel frattempo Barcellona e Atletico gongolano e fuggono.
lunedì 20 luglio 2015
Calciomercato Fiorentina: Savic all'Atletico. Arriva Mario Suarez.
Lo scambio tra Fiorentina e Atletico Madrid tra Mario Suarez e Stefan Savic è ormai cosa fatta. Il difensore montengrino passerà ai colchoneros a titolo definitivo e il club viola riceverà anche un conguaglio economico intorno agli 8-9 milioni."Simeone è il miglior allenatore nel calcio. Spero di parlargli presto per capire cosa si aspetta da me" ha poi dichiarato dall'aeroporto di Madrid. Nessun prestito con diritto/obbligo di riscatto invece per il classe '87 di Madrid, che è già in Italia a Milano per sostenere le visite mediche e iniziare la sua nuova avventura. Secondo quanto riportato da Firenzeviola.it il centrocampista firmerà un contratto quadriennale.Per l'ex Colchoneros è facile immaginare un ruolo nella mediana a due del 4-2-3-1 su cui Sousa ha lavorato in particolar modo nel ritiro precampionato, con compiti d'interdizione e ripartenza dell'azione. Assieme a lui doppia ipotesi: Borja Valero o Milan Badelj. Il primo garantirebbe giocate in verticale fin dalla ripartenza dell'azione, mentre il croato, più simile nell'impostazione a Suarez, permetterebbe una trequarti maggiormente dedita alla sola azione offensiva. Discorso simile anche in caso di altri moduli, fra cui 3-4-3 e 4-3-1-2. Suarez, dunque, subito perno centrale della nuova Fiorentina.
domenica 21 giugno 2015
Calciomercato estero: Atletico Madrid insaziabile. Preso anche Vietto.
Il colombiano J.Martinez non sarà l'unico colpo in attacco per la squadra del Cholo Simeone. È in arrivo anche Luciano Vietto, dal Villareal. Anche in questo caso l'Atletico Madrid pagherà la clausola rescissoria, che equivale a 20 milioni di euro. È stato proprio il tecnico dei Colchoneros a volerlo fortemente considerando che già lo aveva allenato al Racing: “Vietto è un giocatore molto intelligente tatticamente, mi ricorda il primo David Villa, anche se segna di meno. Sa lavorare per la squadra, sa giocare tra le linee. Speriamo di poter fare cose importanti con lui”. Vietto sembra ormai pronto a dichiarare ufficialmente il suo matrimonio con l’Atletico Madrid visto anche le parole di Simeone che è impaziente di iniziare a lavorare con il suo giovane connazionale. Martinéz invece è invece una possibilità più o meno concreta e l’esito più roseo per i tifosi madrileni potrebbe esser quello di vedere entrambi gli attaccanti scendere in campo indossando la maglia dei colchoneros. Infatti come detto la probabilità che vengano conclusi entrambi gli acquisti c’è, e si parlerebbe di circa 55 milioni totali, non certo pochi, ma l’investimento sarebbe piuttosto concreto in termini di risultati. Una coppia di punte del genere consegnerebbe nelle mani del tecnico tutte le opzioni possibili di gioco offensive, con un connubio di rapidità e forza fisica condito da pesanti manciate di gol che costituirebbe un pericolo costante per qualsiasi avversario. Inoltre l’età dei due permetterebbe alla squadra di ringiovanirsi (Mandzukic 29 anni), rafforzarsi pesantemente e di guardare allo stesso tempo al futuro, puntando chissà all’ennesime plusvalenze in fatto di attaccanti.
Milan: È il mercato delle illusioni. Sfuma anche J.Martinez.
Un sabato che il Milan difficilmente dimenticherà. Dopo aver perso il derby di mercato contro l'Inter per l'acquisto di Kondogbia, che sembrava già dovesse vestire la casacca rossonera, sfuma anche J. Martinez. Il Milan, disposto a pagare l'intera clausola rescissoria, aveva raggiunto l'accordo con il giocatore colombiano per un contratto quadriennale da circa 4 milioni. Non era però riuscito a farlo firmare, causa di viste mediche non ancora effettuate per l'opposizione della federazione colombiana. Ecco allora che l'Atletico Madrid che, dopo aver ceduto Mandzukic e Miranda, si è inserito nella trattativa e avrebbe convinto, anche grazie al fascino di giocare la Champions, il giocatore. Il Milan è pronto a virare su altri obiettivi ma la sensazione è che i sogni siano tanti, le realtà poche. Almeno per adesso è il mercato delle illusioni rossonere.
lunedì 19 maggio 2014
Simeone padrone di Spagna: L'atletico vice la Liga.
Vincere la Liga e vincerla così. Nella tana del lupo, contro quasi tutti i pronostici, e dopo un inizio di partita tra i più sfortunati che si ricordino. Gambe, testa, qualità e personalità e un segreto chiamato Diego Simeone, il tecnico che da due anni e mezzo a questa parte ha preso per mano i "colchoneros'' senza sbagliare un colpo. E il più bello potrebbe essere ancora dietro l'angolo, tra meno di una settimana , quando il "Cholo" accompagnerà i suoi alla sfida più grande: la finale di Champions League contro il Real Madrid di Ancelotti. Intanto ha fatto fuori il primo mostro sacro spagnolo, il Barcellona. E' arrivato al Camp Nou con un piccolo vantaggio: la possibilità di giocare per due risultati, la vittoria e il pareggio. È bastato il pareggio per spazzare via Messi, fresco di contratto rinnovato a alla quota siderale di venti milioni, e compagni e alla fine raccogliere gli applausi sportivi dei 97mila presenti nello stadio catalano. È stato il più grande dei trionfi; il decimo scudetto per l'Atletico. L'ultimo lo aveva conquistato 18 anni fa con il "Cholo" Simeone che segnò uno dei due gol decisivi per la vittoria. E questo ha tutto il sapore di un ciclo nuovo, di una realtà bellissima fatta di lavoro, umiltà, e determinazione.Un purgatorio infinito, col gusto amaro della Segunda Division a sancire il punto più basso dell’epoca recente dei “colchoneros”.
Il preludio non era stato dei migliori : gli schiaffi presi nelle ultime settimane con Il ko in casa del Levante, il pari in rimonta contro il Malaga, con la manona di Willy Caballero che toglie dal sette il destro a giro di Adrian (sarebbe stato il gol del titolo). La stagione dell’Atletico doveva essere infinita, impossibile rilassarsi. E quindi, finale scudetto. In casa di un Barcellona che concede meno di 500 biglietti agli ospiti in uno stadio che di posti ne conta quasi 100.000. Soli contro tutti, gli uomini del Cholo. Un inizio di partita segnato dalle lacrime della stella Diego Costa, e subito dopo quelle di Arda Turan , costretti a lasciare il campo per infortunio, sembravano i prodromi di una sentenza inoppugnabile. Il gol di Sanchez, un capolavoro balistico che ha portato in vantaggio un Barcellona fino a quel momento costretto a subire per un'impostazione tecnica e tattica ineccepibile degli uomini di Simeone, un'altra spallata ai sogni gialloneri. E invece ancora una volta da un calcio piazzato scaturisce un piccolo grande miracolo, con la testa di Diego Godin a fissare il risultato di 1-1 e a decretare, stavolta per davvero, la fine del ciclo magico dei blaugrana, e a regalare alla Spagna una nuova brillante realtà. Inutile l'ingresso di Neymar nel secondo tempo. Un titolo meritato dopo una stagione trascorsa parzialmente in testa, poi ad inseguire e a fare staffetta, tenendo duro anche sul fronte europeo contro le più grandi d'Europa.Almeno per una volta non vincono i più ricchi.
Il preludio non era stato dei migliori : gli schiaffi presi nelle ultime settimane con Il ko in casa del Levante, il pari in rimonta contro il Malaga, con la manona di Willy Caballero che toglie dal sette il destro a giro di Adrian (sarebbe stato il gol del titolo). La stagione dell’Atletico doveva essere infinita, impossibile rilassarsi. E quindi, finale scudetto. In casa di un Barcellona che concede meno di 500 biglietti agli ospiti in uno stadio che di posti ne conta quasi 100.000. Soli contro tutti, gli uomini del Cholo. Un inizio di partita segnato dalle lacrime della stella Diego Costa, e subito dopo quelle di Arda Turan , costretti a lasciare il campo per infortunio, sembravano i prodromi di una sentenza inoppugnabile. Il gol di Sanchez, un capolavoro balistico che ha portato in vantaggio un Barcellona fino a quel momento costretto a subire per un'impostazione tecnica e tattica ineccepibile degli uomini di Simeone, un'altra spallata ai sogni gialloneri. E invece ancora una volta da un calcio piazzato scaturisce un piccolo grande miracolo, con la testa di Diego Godin a fissare il risultato di 1-1 e a decretare, stavolta per davvero, la fine del ciclo magico dei blaugrana, e a regalare alla Spagna una nuova brillante realtà. Inutile l'ingresso di Neymar nel secondo tempo. Un titolo meritato dopo una stagione trascorsa parzialmente in testa, poi ad inseguire e a fare staffetta, tenendo duro anche sul fronte europeo contro le più grandi d'Europa.Almeno per una volta non vincono i più ricchi.
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