Mourinho e il Real Madrid prenderanno strade diverse a fine stagione. E' questa la voce messa in circolazione dal quotidiano spagnolo "Marca" (legato all' ambiente madridista) e che in poche ore si è diffusa in tutto il mondo. I mal di pancia dell' allenatore portoghese che da vari mesi, come ben noto, parla di amori mai finiti(quello per l'ambiente interista) e di proposte allettanti da poter accettare( in Spagna, ormai da qualche settimana, scrivono e riscrivono di un accordo tra il portoghese e il Psg.) sono solo la base di un rapporto con la società che non è mai decollato. Certo è che con un campionato che sembra sempre più andare nelle mani dei rivali del Barcellona ( distante undici punti), anche se manca un intero girone alla fine, e con un rapporto sempre più deleterio con i senatori come Sergio Ramos e Casillas , la soluzione (sempre se vera) sembra la migliore. Se effettivamente Mou si trasferirà a Parigi, è facile che Ancelotti (sul lastrico dopo gli alti e bassi in campionato)faccia la strada opposta e prenda casa a Madrid. Intanto perché, da sempre, è stimatissimo da Florentino Perez. E poi perché, conti alla mano, il buon Carletto continua a essere e a essere considerato uno dei migliori tecnici in circolazione. Occhio anche a Low, che ha tutte le caratteristiche che piacciono al Real: giovane, intelligente, posato e capace di far giocare molto bene le sue squadre. Due uomini, insomma, per una panchina. Quella più prestigiosa ma anche più difficile del mondo.
VALZER DI ALLENATORI
Non da sottovalutare anche la situazione in Inghilterra, dove il nome di Guardiola torna sempre di moda. Sul lastrico infatti c'è Roberto Mancini che ha perso il posto in entrambe le competizioni in Europa (qualificandosi come quarto del girone) e che rischia di farsi sfuggire dalle mani quella Premier conquistata con tanta fatica l'anno scorso. Parlando di valzer di allenatori è d'obbligo citare Rafa Benitez, poco gradito ai tifosi del Chelsea( che hanno ancora nel cuore Di Matteo) e che stenta ad avere un rendimento soddisfacente. Non è da escludere inoltre il nome di Max Allegri, che sembra più incarnare la figura di un traghettatore che di un allenatore. Prepariamoci insomma ad un estate calda.
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mercoledì 5 dicembre 2012
lunedì 19 novembre 2012
City show : Conquistata la vetta
Può piacere e non piacere, il Manchester City. Si tratta di uno di quei dolorosi casi in cui un club di grandi tradizioni viene risollevato da un robusto intervento straniero a livelli di massima competitività, quelli che se vogliamo gli potrebbero anche essere propri, ma con la conseguenza che questa immissione di denari viene vista come un'anomalia.
Altrettanto irrazionale è il modo di guardare a quel che la squadra fa: chi ama l'allenatore Roberto Mancini lo elogia a prescindere, chi lo detesta lo critica per partito preso, e ci sono armi per rifornire entrambi i campi di contesa. Si può notare come pur con una squadra piena di grandi giocatori Mancini abbia vinto la Premier League solo negli ultimi secondi di stagione, e in una delle annate con il livello medio peggiore dei tempi recenti; e che ora, anche se il girone di Champions League è molto difficile, le difficoltà incontrate non siano giustificabili; e però è vero anche che la sua squadra è migliorata molto e presenta uno dei panorami tattici più variegati del campionato inglese.
Lo si è visto anche sabato, peraltro contro un'avversaria di basso livello come l'Aston Villa: una volta consolidato il reparto difensivo (il City ha concesso meno gol di tutte) e affidata la custodia della linea immediatamente antistante a uno tra Gareth Barry e Javi Garcia, gli altri cinque giocatori sono tutti dotati della pericolosità offensiva e della versatilità adatte a danneggiare le squadre avversarie. Nominalmente esiste una prima punta, in questo flessibilissimo 4-2-3-1, ma quando in campo hai Carlos Tevez e Sergio Aguero la differenza tra l'uomo più avanzato e quello che opera alle sue spalle è risibile dal punto di vista del City, e molto preoccupante per i marcatori, alle prese con un continuo movimento. Allo stesso modo, David Silva e Samir Nasri teoricamente partono a destra e sinistra, rispettivamente, ma ad esempio per alcune partite consecutive (Swansea, West Ham e Ajax) Nasri ha agito sul fianco destro e così a ridosso dei due centrocampisti di mezzo da far trasparire, specialmente sul campo degli Hammers, un 4-3-1-2, e stessa posizione, pur senza far credere a una modifica del 4-2-3-1, aveva fatto Silva contro il Tottenham.Di fatto, nessuna squadra di vertice, ad eccezione forse di quel che può fare il Chelsea con il trio alle spalle di Fernando Torres, presenta all'avversario una tale varietà di fronti, anche quando in campo sono non quattro piccoletti di gamba lesta ma Mario Balotelli ed Edin Dzeko: se è vero che è più facile che quest'ultimo, quando gioca, sia la punta centrale, è altrettanto vero che lo si è visto spostarsi sulla fascia, a ricevere il pallone dalla difesa e lasciare libero il centro per gli inserimenti altrui, specialmente di Yaya Touré, la cui abilità in ciò è ormai universalmente riconosciuta. E anche se a volte può non sembrare così, certi movimenti, in attacco ma anche a palla persa, non nascono solo dal talento sbrigliato dei giocatori là davanti.
Altrettanto irrazionale è il modo di guardare a quel che la squadra fa: chi ama l'allenatore Roberto Mancini lo elogia a prescindere, chi lo detesta lo critica per partito preso, e ci sono armi per rifornire entrambi i campi di contesa. Si può notare come pur con una squadra piena di grandi giocatori Mancini abbia vinto la Premier League solo negli ultimi secondi di stagione, e in una delle annate con il livello medio peggiore dei tempi recenti; e che ora, anche se il girone di Champions League è molto difficile, le difficoltà incontrate non siano giustificabili; e però è vero anche che la sua squadra è migliorata molto e presenta uno dei panorami tattici più variegati del campionato inglese.
Lo si è visto anche sabato, peraltro contro un'avversaria di basso livello come l'Aston Villa: una volta consolidato il reparto difensivo (il City ha concesso meno gol di tutte) e affidata la custodia della linea immediatamente antistante a uno tra Gareth Barry e Javi Garcia, gli altri cinque giocatori sono tutti dotati della pericolosità offensiva e della versatilità adatte a danneggiare le squadre avversarie. Nominalmente esiste una prima punta, in questo flessibilissimo 4-2-3-1, ma quando in campo hai Carlos Tevez e Sergio Aguero la differenza tra l'uomo più avanzato e quello che opera alle sue spalle è risibile dal punto di vista del City, e molto preoccupante per i marcatori, alle prese con un continuo movimento. Allo stesso modo, David Silva e Samir Nasri teoricamente partono a destra e sinistra, rispettivamente, ma ad esempio per alcune partite consecutive (Swansea, West Ham e Ajax) Nasri ha agito sul fianco destro e così a ridosso dei due centrocampisti di mezzo da far trasparire, specialmente sul campo degli Hammers, un 4-3-1-2, e stessa posizione, pur senza far credere a una modifica del 4-2-3-1, aveva fatto Silva contro il Tottenham.Di fatto, nessuna squadra di vertice, ad eccezione forse di quel che può fare il Chelsea con il trio alle spalle di Fernando Torres, presenta all'avversario una tale varietà di fronti, anche quando in campo sono non quattro piccoletti di gamba lesta ma Mario Balotelli ed Edin Dzeko: se è vero che è più facile che quest'ultimo, quando gioca, sia la punta centrale, è altrettanto vero che lo si è visto spostarsi sulla fascia, a ricevere il pallone dalla difesa e lasciare libero il centro per gli inserimenti altrui, specialmente di Yaya Touré, la cui abilità in ciò è ormai universalmente riconosciuta. E anche se a volte può non sembrare così, certi movimenti, in attacco ma anche a palla persa, non nascono solo dal talento sbrigliato dei giocatori là davanti.
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